Alcune novità in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (L. n. 69/2019)

Alcune novità in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (L. n. 69/2019)
Gennaio 10, 2020 Avv. Simone Ferrari

di Simone Ferrari

Senza pretese di completezza, evidenzio di seguito taluni punti della L. n. 69/2019 sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (c.d. “codice rosso”).

Profili sostanziali

Innanzitutto sono stati previsti quattro nuovi reati.

  1. Art. 387 bis c.p. (violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). – Chiunque, essendovi legalmente sottoposto, violi gli obblighi o i divieti derivanti dal provvedimento che applica le misure cautelari di cui agli artt. 282 bis c.p.p. (allontanamento dalla casa familiare) e 282 ter c.p.p. (divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa) o dall’ordine di cui all’art. 384 bis c.p.p. (allontanamento d’urgenza dalla casa familiare) è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
  2. Art. 558 bis c.p. (costrizione o induzione al matrimonio). – Chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La stessa pena si applica a chiunque, approfittando delle condizioni di vulnerabilità o di inferiorità psichica o di necessità di una persona, con abuso delle relazioni familiari, domestiche, lavorative o dell’autorità derivante dall’affidamento della persona per ragioni di cura, istruzione o educazione, vigilanza o custodia, la induce a contrarre matrimonio o unione civile. La pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto. La pena è da due a sette anni di reclusione se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia.
  3. Art. 612 ter c.p. (diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da € 5.000 ad € 15.000. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video predetti, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.
  4. Art. 583 quinquies c.p. (deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso). – Chiunque cagiona ad alcuno lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso è punito con la reclusione da otto a quattordici anni. La condanna ovvero l’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’art. 444 c.p.p. per il reato di cui al presente articolo comporta l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno.

Nei casi di condanna per i delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo e atti persecutori, nonché di lesione personale e deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso in determinate ipotesi aggravate, la sospensione condizionale della pena è comunque subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati (art. 165 c.p.).

Profili processuali

Quando si procede per i delitti appena richiamati, il pubblico ministero assume informazioni dalla persona offesa e da chi ha presentato denuncia, querela o istanza, entro il termine di tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela di minori di anni diciotto o della riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della persona offesa (art. 362 c.p.p.).

Inoltre, se si tratta di uno di questi delitti, o del delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, la polizia giudiziaria procede senza ritardo al compimento degli atti delegati dal pubblico ministero (art. 370 c.p.p.).

Ai fini poi della decisione dei procedimenti di separazione personale dei coniugi o delle cause relative ai figli minori di età o all’esercizio della potestà genitoriale, copia delle ordinanze che applicano misure cautelari personali o ne dispongono la sostituzione o la revoca, dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, del provvedimento con il quale è disposta l’archiviazione e della sentenza emessi nei confronti di una delle parti in relazione ai reati suddetti (compresa la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti) è trasmessa senza ritardo al giudice civile procedente (art. 64 bis att. c.p.p.).

Infine, quando a seguito di un provvedimento del giudice di sorveglianza deve essere disposta la scarcerazione del condannato per uno dei delitti predetti (esclusa la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti), il pubblico ministero che cura l’esecuzione ne dà immediata comunicazione, a mezzo della polizia giudiziaria, alla persona offesa e, ove nominato, al suo difensore (art. 659 c.p.p.).