Cass. pen., Sez. III, n. 40378/2019 sulle discariche abusive: quando la bonifica è un’attenuante?

Cass. pen., Sez. III, n. 40378/2019 sulle discariche abusive: quando la bonifica è un’attenuante?
Ottobre 31, 2019 Avv. Simone Ferrari

di Simone Ferrari

La Corte d’Appello, in parziale riforma della sentenza del Tribunale, riconosciute ad entrambi gli imputati le circostanze attenuanti generiche, rideterminava la pena in anni 1 e mesi 4 di reclusione ed € 35.000,00 di multa ciascuno, relativamente al reato loro contestato di cui agli artt. 110 c.p. e 6 D.Lgs. n. 172/2008 (territori in cui vige lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti), per avere, in concorso fra loro, gestito una discarica abusiva senza la prescritta autorizzazione.

I due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione, tramite difensore.

Dall’accertamento della Polizia Municipale emergeva una discarica di rifiuti per lo più provenienti da demolizioni di auto (rifiuti speciali anche pericolosi e percolanti) a cielo aperto e interrati (rifiuti ammassati alla rinfusa), e tutta l’area appariva in condizioni di degrado.

Del resto, ai fini della configurabilità del reato di realizzazione o gestione di discarica non autorizzata, è sufficiente l’accumulo di rifiuti, per effetto di una condotta ripetuta, in una determinata area, trasformata di fatto in deposito, con tendenziale carattere di definitività, in considerazione delle quantità considerevoli degli stessi e dello spazio occupato, essendo del tutto irrilevante la circostanza che manchino attività di trasformazione, recupero o riciclo, proprie di una discarica autorizzata (Cass. pen., Sez. III, n. 39027/2018).

Quanto alla nozione di rifiuto, il riutilizzo eventuale, come parti di ricambio dei pezzi d’auto ancora in condizioni utili, non esclude la natura di rifiuti delle carcasse e pezzi d’auto ammassati nella zona: la natura di rifiuto, una volta acquisita in forza di elementi positivi (oggetto di cui il detentore si disfi, abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi, quale residuo di produzione) e negativi (assenza dei requisiti di sottoprodotto), non vien certo perduta in ragione di un mero accordo con terzi ostensibile all’autorità (oppure creato proprio a tal fine), come se il negozio giuridico riguardasse l’oggetto stesso della produzione e non – come in effetti – proprio un rifiuto. Ciò, peraltro, a prescindere dal “valore” economico o commerciale di questo, specie nell’ottica di chi in tal modo ne entra in possesso a seguito di un accordo di natura privatistica; d’altronde, si deve evitare di porsi nella sola prospettiva del cessionario del prodotto e della valenza economica che allo stesso egli attribuisce, occorrendo, per contro, verificare “a monte” il rapporto fra il prodotto medesimo e il suo produttore e, soprattutto, la volontà/necessità di questi di disfarsi del bene (Cass. pen., Sez. III, n. 5442/2017).

Relativamente all’attenuante dell’art. 62 n. 6 c.p., la bonifica dell’area è stata effettuata dal ricorrente solo dopo l’ordinanza di sgombero del Sindaco (v. Cass. pen., Sez. III, n. 15731/2016). La Corte Suprema, conseguentemente, ha espresso il seguente principio di diritto: la circostanza attenuante dell’avvenuta riparazione del danno, o dell’essersi adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato, è applicabile ai reati in materia di rifiuti allorquando la bonifica volontaria dell’area abusivamente destinata a discarica sia avvenuta in epoca anteriore al giudizio e in assenza dell’ordinanza sindacale di bonifica.