Concorso esterno nel reato di rissa: Cass. pen., Sez. V, n. 51103/2019

Concorso esterno nel reato di rissa: Cass. pen., Sez. V, n. 51103/2019
Gennaio 22, 2020 Avv. Simone Ferrari

di Simone Ferrari

Chiunque partecipa a una rissa è punito con la multa fino ad € 309. Se nella rissa taluno rimane ucciso o riporta lesione personale, la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da tre mesi a cinque anni. La stessa pena si applica se l’uccisione, o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa (art. 588 c.p.).

Quello di rissa è reato a concorso necessario – e più precisamente reato plurisoggettivo proprio bilaterale – caratterizzato dall’impiego della violenza e dalla reciprocità dell’aggressione.

Per la realizzazione del fatto tipico è necessaria una contrapposizione violenta e contestuale cui partecipino almeno tre persone (Cass. pen., Sez. V, n. 19962/2019), animate dal reciproco intento di recare offesa agli avversari.

La condotta di partecipazione consiste pertanto nel compiere atti di violenza fisica, mentre è ipotizzabile il concorso esterno nel reato, ai sensi dell’art. 110 c.p., attraverso la realizzazione di condotte atipiche, come l’istigazione e il rafforzamento della volontà dell’effettivo partecipe alla rissa, purché si traducano in un effettivo e concreto contributo alla sua consumazione.

Nella specie, la Corte territoriale ha ritenuto il C. concorrente nel reato, pur avendo escluso che egli avesse materialmente partecipato alla rissa. In tal senso, il giudice dell’appello ha identificato la condotta concorsuale attribuibile all’imputato in quella di aver accerchiato i contendenti insieme ad altre persone, rafforzando in tal modo il proposito criminoso del Cu. La sentenza, però, precisa anche che in effetti ad azzuffarsi erano stati solo due soggetti.

Orbene, la Corte Suprema (Cass. pen., Sez. V, n. 51103/2019) osserva come l’imputato sarebbe concorso alla realizzazione di un fatto non tipico, difettando il numero minimo di partecipanti – e cioè di autori della condotta tipica – richiesto dalla giurisprudenza perché il fatto possa considerarsi invece conforme a quello incriminato dall’art. 588 c.p.

Né, ai fini dell’integrazione del requisito in questione, possono computarsi l’imputato o le altre persone che hanno presenziato alla colluttazione fra i due soggetti formando un cerchio, proprio in quanto non partecipanti alla rissa.

Quanto alla natura concorsuale della condotta, andrebbe comunque spiegato in che termini e per quali ragioni l’accerchiamento dei contendenti abbia rafforzato il loro intento e non abbia costituito invece il naturale e irrilevante comportamento di chi, per mera curiosità, voleva assistere a quanto stava avvenendo.