COVID-19 e reato di epidemia: sanzioni penali

COVID-19 e reato di epidemia: sanzioni penali
Marzo 19, 2020 Avv. Simone Ferrari

di Simone Ferrari

1) L’art. 1, co. 1, lett. c) DPCM 8/3/2020 stabilisce il divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus.

In questa prospettiva, il nuovo modulo per la c.d. “autodichiarazione” prevede altresì la dichiarazione di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al virus.

Dal punto di vista penale, l’art. 438 c.p. punisce con l’ergastolo chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni. Stessa sanzione se dal fatto deriva la morte di più persone.

Questa è l’epidemia dolosa, ossia secondo l’intenzione, quando l’evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell’azione od omissione e da cui la legge fa dipendere l’esistenza del delitto, è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione.

L’epidemia colposa (ossia contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline) è invece prevista dall’art. 452 c.p.: chiunque commette, per colpa, il fatto di epidemia è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Non è invece più prevista la sanzione della reclusione da tre a dodici anni, perché il n. 1) dell’art. 452 c.p. deve considerarsi implicitamente abrogato, a seguito della soppressione della pena di morte (così Marinucci-Dolcini, Codice penale e norme complementari, Giuffrè, 2011).

2) La giurisprudenza ha chiarito che il reato di epidemia è configurabile nel caso in cui la diffusione dei germi patogeni, che in astratto possono essere trasmessi anche per contatto umano, raggiunga un numero indeterminato di persone, in tempi rapidi, nel medesimo luogo, con capacità di agevole successiva espansione (Cass. pen., Sez. I, n. 48014/2019: fattispecie in cui l’agente ha contagiato oltre trenta persone, avendo rapporti sessuali non protetti, nonostante avesse consapevolezza della propria sieropositività).

Per contro, non è configurabile il delitto di epidemia colposa a titolo di omissione, posto che l’art. 438 c.p., con la locuzione “mediante la diffusione di germi patogeni”, richiede una condotta commissiva a forma vincolata, incompatibile con il disposto dell’art. 40, co. 2, c.p., riferibile esclusivamente alle fattispecie a forma libera (Cass. pen., Sez. IV, n. 9133/2018: nella specie si discuteva di un caso di contaminazione dell’acqua pubblica che aveva determinato un’infezione di gastroenterite nella popolazione; la Suprema Corte ha riqualificato il reato contestato di epidemia colposa in quello di adulterazione colposa di acque destinate all’alimentazione).

3) Ora, ipotizziamo che un soggetto, sottoposto alla misura della quarantena, esca sconsideratamente di casa per andare al supermercato, diffondendo così il virus fra i cassieri e i clienti. Qualche settimana dopo, due di quei clienti, muoiono per COVID-19.

A prescindere qui da problemi di natura probatoria, si tratta di epidemia dolosa o colposa?

Penso che per rispondere si debba distinguere fra dolo eventuale e colpa cosciente: il dolo eventuale ricorre quando l’agente si sia chiaramente rappresentata la significativa possibilità di verificazione dell’evento concreto e ciò nonostante, dopo aver considerato il fine perseguito e l’eventuale prezzo da pagare, si sia determinato ad agire comunque, anche a costo di causare l’evento lesivo, aderendo ad esso, per il caso in cui si verifichi; ricorre invece la colpa cosciente quando la volontà dell’agente non è diretta verso l’evento ed egli, pur avendo concretamente presente la connessione causale tra la violazione delle norme cautelari e l’evento illecito, si astiene dall’agire doveroso per trascuratezza, imperizia, insipienza, irragionevolezza o altro biasimevole motivo (Cass. pen., Sez. III, n. 26236/2018).

In altri termini, nella colpa cosciente l’agente si rappresenta il possibile verificarsi di un evento (nel nostro caso: l’epidemia, la conseguente morte), ma ritiene per colpa che non si realizzerà nel caso concerto, e ciò in quanto, per leggerezza, sottovaluta la probabilità del verificarsi dell’evento ovvero sopravvaluta le proprie capacità di evitarlo. Viceversa, agisce con dolo eventuale chi ritiene seriamente possibile la realizzazione del fatto e agisce accettando tale eventualità.