COVID-19 e rischi penali

COVID-19 e rischi penali
Marzo 12, 2020 Avv. Simone Ferrari

di Simone Ferrari

1) L’art. 3, co. 4, DL n. 6/2020 (Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19) prevede che, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al medesimo decreto è punito ai sensi dell’art. 650 c.p.

Lo stesso art. 4, co. 2, DPCM 8/3/2020 ribadisce che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, il mancato rispetto degli obblighi di cui allo stesso decreto è punito ai sensi dell’art. 650 c.p.

Si tratta di una contravvenzione, ovvero l’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità: chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino ad € 206.

Ragioni di igiene sono appunto quelle che concernono la sanità pubblica; trattandosi di contravvenzione, non è necessario il dolo: è sufficiente la colpa (negligenza o imprudenza).

Per completezza, va altresì ricordato che l’art. 260 RD n. 1265/1934 (Testo unico delle leggi sanitarie) punisce con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo.

2) Inoltre, ai sensi degli artt. 452 e 438 c.p., chiunque commette per colpa (contro l’intenzione) il fatto di epidemia (ovvero cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni), è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Si pensi al caso del soggetto, sottoposto alla misura della quarantena ovvero risultato positivo al virus COVID-19, che si reca a trovare la propria madre in una struttura residenziale per anziani…

In sostanza, l’epidemia è la manifestazione collettiva di una malattia che si diffonde rapidamente in uno stesso contesto di tempo in un dato territorio, colpendo un rilevante numero di persone e si estingue dopo una durata più o meno lunga; riguarda esclusivamente le malattie infettive umane.

3) Infine, la Direttiva del Ministro dell’Interno 8/3/2020: l’onere di dimostrare la sussistenza delle situazioni che consentono la possibilità di spostamento (comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute, rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza) incombe sull’interessato; onere che può essere assolto producendo la c.d. “autodichiarazione”.

Ora, in ipotesi di falsità, potrebbe entrare in gioco l’art. 483 c.p.: chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni.

Direttiva Ministro Interno