COVID-19: quale difesa se si viene denunciati per il reato dell’art. 650 c.p.?

COVID-19: quale difesa se si viene denunciati per il reato dell’art. 650 c.p.?
Marzo 14, 2020 Avv. Simone Ferrari

di Simone Ferrari

Premesso che l’art. 3, co. 4, DL n. 6/2020 (Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19) prevede che, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al medesimo decreto è punito ai sensi dell’art. 650 c.p. – inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (arresto fino a tre mesi o ammenda fino ad € 206), occorre capire come difendersi nel procedimento penale qualora si sia stati denunciati per questa contravvenzione.

Pensiamo al soggetto che oggi, 14 marzo 2020, sia colto dalla Polizia per strada e che non riesca a dimostrare la sussistenza di una delle situazioni che consentono la possibilità di spostamento (comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute, rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza).

In una siffatta situazione, si deve puntare alla c.d. oblazione speciale (art. 162 bis c.p.).

Infatti, nelle contravvenzioni per le quali la legge stabilisce la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, il contravventore può essere ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo dell’ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa (€ 103), oltre le spese del procedimento.

Il Giudice può però respingere con ordinanza la domanda di oblazione, avuto riguardo alla gravità del fatto, ossia deve vagliare discrezionalmente se il concreto fatto sia così poco grave da meritare soltanto la pena pecuniaria e non l’arresto. Il pagamento della somma indicata estingue il reato.

In particolare, se la domanda di oblazione è proposta nel corso delle indagini preliminari, il Pubblico Ministero la trasmette, unitamente agli atti del procedimento, al Giudice per le indagini preliminari.

Quando è proposta domanda di oblazione, il Giudice, acquisito il parere del Pubblico Ministero, se respinge la domanda pronuncia ordinanza disponendo, se del caso, la restituzione degli atti al Pubblico Ministero; altrimenti ammette all’oblazione e fissa con ordinanza la somma da versare, dandone avviso all’interessato. Avvenuto il versamento della somma, il Giudice, se la domanda è stata proposta nel corso delle indagini preliminari, trasmette gli atti al Pubblico Ministero per le sue determinazioni; in ogni altro caso, dichiara con sentenza l’estinzione del reato (art. 141 disp. att. c.p.p.).

La procedura si articola, in sostanza, nei seguenti passaggi:

  1. domanda;
  2. acquisizione del parere del Pubblico Ministero;
  3. ammissione con fissazione della somma dovuta;
  4. pagamento;
  5. pronuncia di estinzione del reato.

La ratio di questa causa di estinzione del reato risiede in due considerazioni di opportunità: esigenze di alleggerimento dei carichi di lavoro gravanti sul Giudice penale in relazione a reati di modesta gravità ed esigenze di ordine economico-fiscale.