Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità

Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità
Marzo 30, 2019 Avv. Simone Ferrari

nota a Cass. pen., Sez. I, 21 ottobre 2004, in Giurisprudenza Italiana, 2005, 1491

di Simone Ferrari 

La sentenza in epigrafe conferma una precedente pronuncia della Corte di cassazione ove si era evidenziato che, ai fini della sussistenza della contravvenzione prevista dall’art. 650 c. p., è necessario che il provvedimento, emesso per ragioni di giustizia o di sicurezza, di ordine pubblico o di igiene, sia adottato nell’interesse della collettività e non di privati individui (salvo i casi eccezionali in cui l’inosservanza sia espressamente prevista come reato da una determinata norma penale) e ciò perché il citato articolo ha come oggetto specifico la tutela di interessi di carattere generale (v., con riguardo ad una fattispecie concernente la mancata ottemperanza — ritenuta penalmente irrilevante — di amministratore condominiale ad un provvedimento ex art. 700 c. p. c., con il quale gli era stata imposta l’esecuzione di lavori necessari ad eliminare infiltrazioni d’acqua piovana dai lastrici solari in appartamenti condominiali) (Cass., Sez. I, 26 gennaio 2001, Mattoccia, in Cass. Pen., 2001, 3413, con nota adesiva di Cipolla, Brevi note in tema di tutela penale ex art. 650 c. p. per «inosservanza di provvedimenti dati per ragioni di giustizia», secondo il quale «non tutte le inosservanze dei provvedimenti del giudice potrebbero integrare il reato contemplato da detta norma, bensí le violazioni dei soli provvedimenti del giudice posti a tutela della tranquillità pubblica ovvero strumentali all’accertamento dei fatti per esigenze coinvolgenti la collettività, in breve inosservanze a provvedimenti del giudice inerenti al diritto oggettivo o pubblico; ne sono pertanto esclusi i provvedimenti finalizzati alla tutela delle ragioni dei privati»).

In tale ottica non era stata considerata (Cass., Sez. I, 15 aprile 1994, Avagnano, in Giur. It., 1995, II, 80, con nota di Grilli) quale inosservanza di un provvedimento «dato per ragioni di giustizia» la violazione, da parte del minore, degli obblighi prescritti con l’ordinanza dispositiva del collocamento in comunità adottata ex art. 22 D. P. R. 22 settembre 1988, n. 448. Secondo la Cassazione, infatti, i provvedimenti presi in considerazione dalla norma di cui all’art. 650 c. p. sono quelli oggettivamente amministrativi, pur se emanati per motivi genericamente inerenti ad un’attività diretta a scopi di giustizia, aventi come contenuto un esercizio della potestà amministrativa destinata ad operare direttamente nei rapporti esterni all’attività del giudice: fra essi tali provvedimenti non possono includersi i provvedimenti tipici di quest’ultimo (sentenza, ordinanza, decreto), che non riguardano direttamente un interesse generale o che, anche se lo riguardano, non concernono quell’ordine pubblico in senso lato costituente l’oggetto, sia pure residuale, della tutela apprestata dall’ipotesi contravvenzionale de qua. Nello stesso senso v. Cass., Sez. I, 13 giugno 2001, Bordi, in Cass. Pen., 2002, 2370; Trib. Rovereto, 11 maggio 2000, Leci, in Foro It., 2002, II, 140, con nota di Canepa, Brevi note intorno all’art. 650 c. p. Contra Cass., Sez. V, 16 marzo 2000, Semeria, in C.E.D. Cass., 215989, per la quale, se il provvedimento del giudice è costituito da una sentenza civile — in considerazione del fatto che, secondo il dettato degli artt. 282 e 283 c. p. c., la decisione pronunciata in primo grado è provvisoriamente esecutiva (sempre che il giudice d’appello, su istanza di parte, non abbia disposto la sospensione dell’esecuzione) — integra il reato di cui all’art. 650 c. p. il comportamento del coniuge che non osservi i provvedimenti dati dal giudice di primo grado in tema di affidamento dei figli minori.

Nel caso di specie, il Tribunale di Alessandria aveva ritenuto l’imputata responsabile della contravvenzione in discorso per non avere osservato, quale amministratrice di un condominio, l’ordinanza con cui dal sindaco di Alessandria, le era stato ingiunto di provvedere ad eliminare le cause dell’infiltrazione di umidità in un appartamento ed effettuare le relative riparazioni. Specificamente, il Tribunale aveva ravvisato gli estremi del reato di cui all’art. 650 c. p., poiché, anche se l’accertamento aveva interessato soltanto un singolo appartamento, sussisteva il pericolo che il fenomeno si estendesse all’intero condominio, composto da dieci unità immobiliari.

La Cassazione, nel ritenere fondato il ricorso dell’imputata, non ha considerato quest’ultimo punto, limitandosi ad asserire che il provvedimento deve essere adottato nell’interesse della collettività e non di privati individui. Nondimeno, cosí ragionando, da un lato resta oscuro il concetto di «collettività» ai fini della norma in questione, dall’altro rimane sprovvista di sanzione l’inottemperanza ad un provvedimento dell’Autorità adottato nell’interesse di privati.