Stalking ai danni dell’amante del marito: no all’attenuante della provocazione (Cass. pen., Sez. V, n. 2725/2020)

Stalking ai danni dell’amante del marito: no all’attenuante della provocazione (Cass. pen., Sez. V, n. 2725/2020)
Febbraio 12, 2020 Avv. Simone Ferrari

di Simone Ferrari

La Corte d’Appello confermava la condanna inflitta ad Elisa, Francesca e Gaia (le ultime due figlie della prima) dal Giudice monocratico per stalking, lesioni personali e violazione di domicilio ai danni di Chiara e delle figlie Daria e Maria, a seguito della scoperta della relazione intrattenuta da Chiara con il marito di Elisa, Alberto, padre di Francesca e Gaia (nomi di fantasia).

Le tre imputate (Elisa, Francesca e Gaia) ricorrevano per cassazione deducendo, fra l’altro, l’omessa concessione della circostanza attenuante comune della provocazione: l’aver reagito in stato d’ira, determinato da un fatto ingiusto altrui (art. 62 n. 2 c.p.).

Ma la Corte Suprema ha ritenuto che i giudici d’appello, nel negare la concessione dell’attenuante in parola, abbiano fatto corretta applicazione della giurisprudenza di legittimità secondo la quale, ai fini dell’integrazione del fatto ingiusto altrui, presupposto dell’attenuante della provocazione, è necessario che esso rivesta carattere di ingiustizia obiettiva, intesa come effettiva contrarietà a regole giuridiche, morali e sociali, reputate tali nell’ambito di una determinata collettività in un dato momento storico, e non con riferimento alle convinzioni dell’imputato e alla sua sensibilità personale.

Più in generale, ai fini della configurabilità dell’attenuante della provocazione occorrono: a) lo “stato d’ira”, costituito da un’alterazione emotiva che può anche protrarsi nel tempo e non essere in rapporto di immediatezza con il “fatto ingiusto altrui”; b) il “fatto ingiusto altrui”, che deve appunto essere connotato dal carattere dell’ingiustizia obiettiva; c) un rapporto di causalità psicologica, e non di mera occasionalità, fra l’offesa e la reazione, indipendentemente dalla proporzionalità fra esse, sempre che sia riscontrabile una qualche adeguatezza fra l’una e l’altra condotta (Cass. pen., Sez. I, n. 21409/2019).

La giurisprudenza ha pure chiarito che la circostanza aggravante della premeditazione è compatibile con quella attenuante della provocazione, nella forma c.d. “per accumulo”, in cui lo “stato d’ira”, presupposto dell’attenuante, assume una caratteristica di “alterazione prolungata” non incompatibile, in presenza di un fattore scatenante, con una carica volontaristica di intensità tale da determinare il riconoscimento della premeditazione (Cass. pen., Sez. I, n. 35512/2019).

Peraltro, in un vecchio caso di uxoricidio, era stata riconosciuta l’attenuante della provocazione, in un contesto di ripetute infedeltà della moglie con altri uomini e di convegni con l’amante anche nella casa coniugale: “per la configurabilità dell’attenuante della provocazione non è necessario che la reazione segua immediatamente al fatto provocatorio, poiché la legge fa riferimento allo stato d’ira, che può perdurare nel tempo e può subentrare e risvegliarsi per un fatto collegabile ad un precedente comportamento ingiusto altrui o ad un’eventuale serie di episodi provocatori; ne consegue che l’acquiescenza dell’agente ad una pluralità di fatti, oggettivamente ingiusti, perché contrari a norme etiche o giuridiche o di costume o alle regole della convivenza sociale, generalmente accettate, non esclude la sussistenza dello stato d’ira … qualora la vittima ponga in essere un nuovo ed ulteriore comportamento ingiusto che, ricollegandosi a quelli precedenti per il nesso di derivazione psicologica che li avvince, scateni nell’offeso un moto irrefrenabile e ne determini la reazione violenta” (Cass. pen., Sez. I, 12 marzo 1991).