Sulla nuova disciplina dell’eccesso colposo di legittima difesa: Cass. pen., Sez. IV, n. 28782/2019

Sulla nuova disciplina dell’eccesso colposo di legittima difesa: Cass. pen., Sez. IV, n. 28782/2019
Luglio 8, 2019 Avv. Simone Ferrari

di Simone Ferrari 

Il Tribunale dichiarava D. responsabile del reato di lesioni colpose, ai sensi degli artt. 55 e 590 c.p., per aver cagionato lesioni personali in danno di S., agendo per eccesso colposo di legittima difesa. In punto di fatto, è risultato accertato che il D. e lo S., vicini di casa, avevano avuto un diverbio verbale, degenerato in uno scontro fisico, in esito al quale lo S. aveva riportato le refertate lesioni.

La Corte di Appello sostituiva la pena detentiva irrogata con quella di duemila euro di multa, confermando nel resto. Il Collegio, dato atto delle difformi versioni dell’accaduto rese dall’imputato e dalla persona offesa, ha riferito che il D., aggredito dallo S. prima a parole e poi con spintoni, al fine di far cessare il morso che lo S. gli stava dando sotto un’ascella, aveva attinto il contendente con un pugno al volto. La Corte territoriale evidenziava che il D., per far cessare il morso, avrebbe potuto allontanare lo S. con modalità diverse e meno violente, anziché colpire l’antagonista con un pugno chiuso al volto. I giudici rilevavano che la reazione del D. era stata sproporzionata e che correttamente il primo giudice l’aveva ritenuta eccessiva e fonte di responsabilità colposa.

Avverso la sentenza della Corte di Appello ha proposto ricorso per cassazione D., a mezzo del difensore.

Il ricorrente introduce il tema della proporzionalità della reazione posta in essere dal D., a fronte del diverbio verbale e della successiva aggressione fisica perpetrata dallo S. Al riguardo, la Corte di Appello ha considerato che la condotta lesiva, realizzata dall’imputato per liberarsi dal persistente morso dello S., aveva travalicato i limiti della necessità difensiva; che l’imputato era incorso nell’eccesso colposo di cui all’art. 55 c.p.; e che pertanto il D. doveva rispondere del delitto di cui all’art. 590 c.p.

Ai fini della configurabilità dell’eccesso colposo nella legittima difesa, occorre preliminarmente accertare l’eventuale inadeguatezza della reazione difensiva, per eccesso nell’uso dei mezzi a disposizione dell’aggredito nel particolare contesto spaziale e temporale nel quale si svolsero i fatti e, successivamente, procedere all’ulteriore differenziazione tra eccesso dovuto ad errore di valutazione ed eccesso consapevole e volontario, poiché soltanto il primo rientra nello schema dell’eccesso colposo, mentre il secondo costituisce scelta volontaria, estranea alla predetta scriminante.

E bene: nel caso di specie la Corte di Appello ha rilevato che il D. aveva ecceduto nella reazione difensiva, a seguito del morso che lo S. gli stava dando nella zona ascellare. Secondo i giudici di merito l’imputato aveva colposamente errato nell’impiego dei mezzi difensivi, posto che per far cessare l’aggressione in atto sarebbe stato sufficiente stringere il naso dell’aggressore – manovra che obbliga il soggetto ad aprire la bocca per respirare – laddove il D. aveva attinto con un forte pugno il volto dello S. Alternativamente, la Corte territoriale ha rilevato che l’imputato avrebbe potuto appoggiare la mano aperta sul volto dell’aggressore.

La Cassazione conviene con il ricorrente nel rilevare che il descritto ragionamento risulta, da un lato, del tutto disancorato dalla piattaforma probatoria acquisita negli atti e, dall’altro, frutto di un astratto riferimento a regole esperienziali. In particolare, il delineato passaggio motivazionale è inficiato da aporie di ordine logico, posto che la massima di esperienza richiamata dai giudici, in base alla quale la chiusura delle narici obbliga fisicamente il soggetto che tiene serrata la mandibola nell’azione mordace ad aprire la bocca per respirare, non tiene conto della concitazione del momento e dell’elevato grado di aggressività palesata dallo S., che stava realizzando una pervicace manovra offensiva in danno del D.

Le svolte considerazioni hanno condotto all’annullamento della sentenza impugnata, con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello, per nuovo esame.

La Corte Suprema ha altresì rilevato che, in sede di rinvio, dovrà pure essere valutata l’eventuale applicabilità della nuova disciplina dell’eccesso colposo nella legittima difesa, atteso che il diverbio fra l’imputato e la parte civile ha preso avvio mentre il D. si trovava all’interno del giardino recintato posto al piano terra dell’edificio. Detta circostanza di fatto dovrà essere adeguatamente verificata e chiarita, per la rilevanza sostanziale che può assumere alla luce della novella del 2019. Il riferimento è al disposto di cui agli artt. 52 e 55 c.p., come modificati dalla L. n. 36/2019.

Invero, il novellato art. 55 c.p. stabilisce: “Nei casi di cui all’art. 52, co. 2, 3 e 4, la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito nelle condizioni di cui all’art. 61, co. 1, n. 5), ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto“. Come si vede, la novella riguarda espressamente le ipotesi in cui la reazione all’offesa ingiusta è stata posta in essere a seguito della violazione del domicilio. E si tratta di disposizione certamente più favorevole in quanto ampliativa dei casi di non punibilità, rispetto alla previgente fattispecie di eccesso colposo. Pertanto, ai sensi dell’art. 2 co. 4 c.p., la stessa può trovare applicazione retroattiva, anche rispetto a fatti anteriormente commessi.